giovedì 9 ottobre 2008

Cucù, cucù Profumo non c'é più! Propongo una colletta per lui, poverino! Aiutamolo: é senza lavoro!

Di Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo il 22 settembre 1970.
Gentile lettrice e gentile lettore, cucù, cucù, Profumo non c'é più.
Ti ricordo che Alessandro Profumo guadagnava 13.000.000 di euro all'anno, che sono pari a 35.616 euro al giorno! E ora é senza lavoro, mannaggia. Aiutiamolo!
Che ne pensi se propongo una colletta per lui visto che ora sarà senza stipendio visto che ha dato le dimissioni da amministratore delegato di Unicredit?
Sì, te lo ripeto: Alessandro Profumo non é più l'amministratore delegato di Unicredit.
Facciamo una colletta per lui, poverino: é rimasto senza lavoro!
Ti ricordo che la maestra d'asilo di mia figlia percepisce uno stipendio di 10.200 euro all'anno, CHE SONO PARI A 28 EURO AL GIORNO!
PUOI CONOSCERE LE TARIFFE ed il mio "modus operandi" visitando il blog http://consulenza-finanziaria.blogspot.com/ ...... il buon vino si vende senza frasca!
Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ ........ é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Nessun tg e nessun sito internet da questa notizia. Ma é vero?
Alessandro.

Cliente Unicredit ha detto...

Mi associo all'iniziativa. Vorrei versare 1 euro per Alessandro Profumo.
Un cliente Unicredit.

Anonimo ha detto...

Ma la notizia delle dimissioni Profumo non la trovo da nessuna parte. Come mai?

Anonimo ha detto...

se volete salvare i vostri soldi andate anche su

falsoblondet.blogspot.com

Anonimo ha detto...

caccia balle....
ma quali dimissioni?

Anonimo ha detto...

Io sono per la cacciata di Profumo da Unicredit e la nomina di Calì al suo posto.
Sono sicuro che Calì ci costerebbe uno stipendio molto più basso di quello di Profumo.

Anonimo ha detto...

Qual è la fonte di tale notizia?

Leopoldo ha detto...

Anch'io sono per la nomina di Calì al posto di Profumo.
Leopoldo.

Anonimo ha detto...

io sono per la nomina di Leopoldo

Anonimo ha detto...

CALI' AL POSTO DI PROFUMO

Anonimo ha detto...

Cucù, cucù
Profumo non c'é più!
Mettiamoci Calì
che i soldi fa sparì !

Anonimo ha detto...

marco ma ne sei proprio sicuro?
se lo sapevo gli spedivo il mio curriculum... invece avranno già trovato qualcuno.

Anonimo ha detto...

al tg1 di stasera: "...il premier ha detto che è il momento di acquistare azioni di eni ed enel facendosi consigliare dal proprio promotore finanziario..."... magari qualcuno di mediolanum... ma per piacere!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

al tg1 di stasera: "...il premier ha detto che è il momento di acquistare azioni di eni ed enel facendosi consigliare dal proprio promotore finanziario..."... magari qualcuno di mediolanum... ma per piacere!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

notizie false e tendenziose..

Anonimo ha detto...

RIPORTO UN ARTICOLO PUBBLICATO DA RAMPINI SU REPUBBLICA DEL 10.2.2008CHE HO PRESO A MO' DI ESEMPIO ( MA CE NE SONO ANCHE DI PIU' VECCHI SULL'ARGOMENTO ), CHE INVIO PER SFATARE LA TIRI TERA DI MARCO CALI' CHE LA STAMPA NON PARLA MAI DI CERTE COSE E PER SFATARE L'ALONE DI GURU DELLA FINANZA CHE IL SIG. CALI' VUOLE CUCIRSI ADDOSSO, SPECIE ORA CHE LA TEMPESTA STA ARRIVANDO E LUI ( GUARDA CASO ) E' PRONTO AD OFFRIRE UN PRODOTTO FINANZIARIO SUPER-SICURO.
MEDITATE GENTE, MEDITATE.
Ecco l'articolo :
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UN MESSAGGIO DI IMPOTENZA
Repubblica — 10 febbraio 2008
Era una regola dei vertici internazionali: produrre comunicati blandi e rassicuranti per non destabilizzare i mercati. Riuniti a Tokyo, i ministri dell' economia e i governatori delle banche centrali del G7 non sono riusciti a rispettare la tradizione. A conferma che la situazione dell' economia mondiale è grave, le dichiarazioni del summit tradiscono allarme e impotenza. Il comunicato finale non alimenta illusioni.
«In tutte le nostre economie la crescita è destinata a rallentare, in conseguenza degli sviluppi economici e finanziari globali». Il segretario al Tesoro americano, Henry Paulson, ha parlato di «turbolenza finanziaria seria e persistente». Unanimi nel pessimismo, i leader del G7 si sono divisi nelle ricette: ciascuno per sé. Non c' è l' ombra di una strategia comune per contrastare l' arrivo di una recessione. Non c' è neppure un gesto di fermezza verso quel sistema bancario che è in parte all' origine del marasma sui mercati. Crac dei mutui, scandalo Société Générale: sembra quasi che si tratti di calamità naturali, i governi alzano le braccia disarmati. Eppure la tempesta è ben lungi dall' essersi placata. Il governatore della Banca d' Italia Mario Draghi ha detto che le prossime due settimane possono essere cruciali nella scoperta di nuovi buchi tra i bilanci bancari, oltre ai 146 miliardi di dollari di perdite sui mutui insolventi già riconosciute. Draghi dirige una task force sovranazionale con il compito specifico di disegnare un' architettura più stabile della finanza globale. Nel rapporto che ha presentato al G7 indica varie ragioni del disastro: vi figurano l' incompetenza delle banche che hanno sottoscritto montagne di titoli complessi senza capire bene quel che facevano; i conflitti d' interesse delle agenzie di rating che avrebbero dovuto misurare la qualità dei titoli; fino a veri e propri comportamenti fraudolenti. Draghi paventa la possibilità di nuovi choc, e di un «aggiustamento prolungato e difficile» prima che i mercati del credito ritrovino un equilibrio sano. Ha invitato gli europei a non illudersi che il peggio sia passato: se le banche americane sono state più rapide nel rivelare voragini di perdite (provvisorie), l' Europa è a metà del guado e le brutte sorprese sono in agguato. Riguardo all' ammontare complessivo dei debiti irrecuperabili, il governatore della Banca d' Italia ha ammesso: «L' unica cosa che sappiamo è che l' esposizione è grande, e continuiamo a scoprirne nuove dimensioni». Questa amara constatazione doveva scatenare una mobilitazione dei governi e delle autorità di vigilanza. Dal G7 ci si poteva attendere un piano per fare pulizia nel settore creditizio, garantire la massima visibilità dei bilanci, "purgare" il sistema dei soggetti più malati, proteggere i risparmiatori e le aziende industriali che hanno bisogno di credito per investire. Invece dal rapporto Draghi i ministri del G7 hanno tratto una lezione minimalista. In sostanza hanno esortato le banche perché si facciano carico di una operazione-trasparenza rivelando il vero valore dei cosiddetti "titoli strutturati" che hanno in portafoglio, e migliorando l' informazione sugli investimenti extra-bilancio come i derivati. Visto che le stesse banche sono descritte come irresponsabili o peggio, colpevoli di frodi, un appello alla loro buona volontà e autodisciplina è pura incoscienza da parte dei responsabili della politica economica. Questo fiasco dei governi è proporzionale alla loro presunzione. Negli Stati Uniti un' orgia di ideologìa neoliberista ha indebolito l' idea stessa della regolazione dei mercati. Le autorità bancarie americane non hanno neppure aderito alle cosiddette regole di Basilea 2 che impongono dei criteri di solidità di capitale alle banche. D' altra parte è da molto tempo - sotto l' Amministrazione Clinton prima ancora di Bush - che il dicastero del Tesoro di Washington è in appalto a ex-banchieri d' affari, legati a doppio filo con i vertici delle Goldman Sachs, Citigroup, Merrill Lynch e JP Morgan, cioè i "soliti sospetti". Non offre uno spettacolo migliore la Francia dirigista e statalista. Dopo la figuraccia rimediata con lo scandalo della Société Générale, Nicolas Sarkozy ha lanciato un solo messaggio chiaro e forte: Parigi impedirà che quella banca finisca in mani straniere. Le ottusità nazionaliste, che si ammantino del linguaggio neoreaganiano a Washington o di quello colbertista a Parigi, hanno l' unico risultato di lasciare i mercati allo sbando. Intanto continuano a diffondersi i segnali che la crisi sta contagiando nuovi settori della finanza: i pericoli di insolvenza e la crisi di sfiducia non riguardano più solo l' universo dei mutui, ma anche i prestiti raccolti dal private equity, perfino da aziende industriali e bancarie un tempo al di sopra di ogni sospetto. Sullo sfondo naturalmente c' è il male più vasto che incombe sull' economia reale. La crescita americana è rallentata già allo 0,6% nell' ultimo trimestre. Kenneth Rogoff, l' economista di Harvard che è stato chief economist dell' Fmi, accosta gli eventi attuali alle cinque più gravi recessioni del passato, che si sovrapposero ad altrettante crisi finanziarie: in media ci vollero più di tre anni per uscirne. Christine Lagarde, ministro dell' Economia francese, uscendo dal vertice di Tokyo ha voluto offrire almeno una dichiarazione positiva: «Noi dottori al capezzale dell' economia mondiale stiamo serrando i ranghi. Dopo questo vertice ho la sensazione che abbiamo un forte spirito di corpo». Al malato queste frasi fanno venire i brividi. - FEDERICO RAMPINI

"

Anthony ha detto...

Oh, vedi un po', stanno arrivando gli ultimi intellettuali che ti attaccano, Calì. E come gli altri che lo facevano fra poco scompariranno. Ora questi commentano per due-tre volte e poi non li senti più. Di sicuro seguono la politica e Porta a Porta e Matrix e etc....
Antonio da Padova.

Anonimo ha detto...

Seguo questo blog da mesi e non ho mai commentato. Ma mi chiedo come possano ancora attacarti questi signori: non gli basta questa situazione che le banche hanno creato?
Lasciali perdere e vai avanti così.
Un tuo appassionato lettore.

Anonimo ha detto...

Be' effettivamente la stampa fa schifo, ma per fortuna c'è questo blog dove si danno notizie verissssssssime....

Ad esempio il fatto che profumo non ha più lavoro.
E pensate che nessuno sulla stampa lo ha scritto! E' uno scandalo! E nemmeno in televisione! Ci nascondono tutto!

Peccato che la notizia sia appena appena un po' falsa...

Ma a persone come alessandro da padova non credo che importi che le notizie siano anche vere. L'importante è che siano le notizie della controinformazione, non della cattiva informazione ufficiale che ci dice tante cose brutte e non vere...

Me sa' che a 'sta botta er Cali' ha bevuto troppo... levateje er vino...

Anonimo ha detto...

Sentite, sentite !!!!!!
Antonio da Padova definisce intellettuale uno che riporta un articolo di Repubblica.
Stupefacente !!!!!!
Questa asserzione fa capire il livello intellettivo di questo Antonio da Padova ( non Alessandro come scrive l'anonimo del precedente post ).

Anonimo ha detto...

PER ANTONIO DI PADOVA

Per farle cosa gradita invio un altro articolo di Rampini su Repubblica del 20.12.07, tanto per sfatare la leggenda che certe cose non si scrivevano sui giornali.

POI SEMPRE AD ANTONIO DI PADOVA COMUNICO CHE OLTRE A LEGGERE REPUBBLICA, VEDO ANCHE PORTA A PORTA E MATRIX ( MA TALVOLTA LEGGO ANCHE QUALCHE LIBRO ).

LEI SIG. ANTONIO COME SI INFORMA ? SUI BLOG ?

Ecco l'articolo di Rampini (Per opportuna conoscenza di Antonio Di Padova : Rampini è un giornalista di Repubblica e La Repubblica è un giornale non del Cavaliere e nemmeno Padano) :

Il cavaliere rosso che salva Morgan Stanley
Repubblica — 20 dicembre 2007
PECHINO - Travolta dall' inarrestabile crisi dei mutui insolventi, una delle più importanti banche d' affari americane chiama in soccorso un "cavaliere bianco" inatteso quanto ingombrante: la Repubblica popolare cinese. Morgan Stanley ha dovuto ammettere ieri l' esistenza di un nuovo buco di bilancio di 5,7 miliardi di dollari legato ai mutui "subprime". Per ripianarlo la banca americana ha aperto il suo capitale alla China Investment Corporation. Il "fondo sovrano" controllato dal governo di Pechino gestisce una parte delle riserve valutarie accumulate dalla banca centrale cinese. Il presidente Hu Jintao diventa l' azionista di fatto del 10% di Morgan Stanley (l' investimento è di 5 miliardi di dollari). La scalata amichevole del più grande regime comunista del mondo a un tempio della finanza di Wall Street è un segnale del cambiamento degli equilibri tra i vecchi paesi industrializzati e le nuove potenze emergenti dell' economia globale. La crisi della Morgan Stanley è precipitata a ritmi convulsi. Ancora il mese scorso la banca aveva valutato a "soli" 3,7 miliardi di dollari il buco dei subprime. Ieri ha dovuto ammettere l' esistenza di una voragine di perdite ben più consistenti: 9,4 miliardi di dollari. A tanto ammontano gli attivi cancellati dal bilancio. Per ora. è un' operazione di pulizia obbligatoria: sancisce la perdita di valore di una montagna di titoli che rappresentano crediti verso i titolari di mutui di serie B. Con il crollo del mercato immobiliare americano dilaga il numero di famiglie che non riescono a rimborsare i mutui.federico rampini A nulla è servito finora il piano di salvataggio dei debitori in difficoltà varato dal sistema bancario sotto la guida della Casa Bianca. Via via che si moltiplicano le insolvenze i titoli dei creditori perdono valore, costringendo le banche ad ammettere perdite sempre più colossali. La raffica di annunci di nuove perdite spiega l' impotenza delle banche centrali ad arginare le falle del sistema. Preoccupate dalla rarefazione del credito che penalizza l' economia reale e può provocare una recessione, la Federal Reserve e la Banca centrale europea continuano a inondare di liquidità i mercati. Fed e Bce hanno offerto alle banche "sportelli d' emergenza" per alimentarne i finanziamenti. Ma è chiaro ormai che questa è una crisi d' insolvenza più che di liquidità: molte banche ignorano l' entità delle perdite reali, ciascuna sospetta che altre possano essere sull' orlo di serie difficoltà. Così il taglio dei tassi d' interesse deciso dalla Fed non si è trasmesso ai mercati. Al contrario, si è allargata la forbice fra i tassi d' interesse sui prestiti alle aziende e i rendimenti dei titoli pubblici: la prova che i capitali fuggono verso gli unici investimenti considerati senza rischio. Per quanto riguarda Morgan Stanley, è la prima volta nella storia che l' istituto deve chiudere un trimestre in profondo rosso: i guadagni di tutti gli altri settori di attività bancaria non compensano l' uragano che si è abbattuto sui titoli dei mutui. «é un' immensa delusione per me, per il consiglio d' amministrazione e per tutti gli azionisti» ha dichiarato l' amministratore delegato John Mack, che potrebbe essere costretto alle dimissioni come i suoi ex colleghi di Merrill Lynch e Citigroup, defenestrati dopo il disastro delle perdite sui mutui. Per tentare di salvare banca e poltrona Mack ha chiamato in soccorso il fondo sovrano del governo cinese. «Siamo felici - ha dichiarato ieri - di accogliere la China Investment Corporation come investitore stabile nella Morgan Stanley. é un passo importante per aumentare i flussi di capitali fra i nostri due paesi». é verosimile che il chief executive della banca abbia sondato in anticipo il suo governo ricevendo un via libero preventivo al clamoroso ingresso dell' azionista pubblico cinese. Non a caso pochi giorni fa, per preparare il terreno a un ingresso "morbido", il governo di Pechino ha annunciato di voler rafforzare il management del suo fondo sovrano reclutando gestori selezionati solo in base alle competenze finanziarie. Era un chiaro messaggio per rassicurare Washington sul fatto che la motivazione di questi investimenti cinesi non è politica, non è un cavallo di Troia per infiltrare la longa manus del regime comunista nel cuore dell' establishment di Wall Street. Tuttavia il fondo sovrano resta una emanazione della banca centrale cinese. Il suo fondo di dotazione iniziale di 200 miliardi di dollari proviene direttamente dalle riserve valutarie di Pechino. Washington può consolarsi con l' idea che più la Cina investe i suoi capitali in società americane, più sarà cointeressata nel lungo termine a garantire la buona salute dell' economia americana. Tuttavia appena due anni fa un tentativo di scalata cinese alla Unocal, compagnia petrolifera californiana di medie dimensioni, fu bloccato con un veto politico fra le grida d' allarme del Congresso Usa. Da allora i rapporti di forza tra le due nazioni sono evidentemente cambiati. Il crac dei mutui ha fiaccato la resistenza americana contro la penetrazione cinese nei gangli strategici dell' economia. Perché il consumatore americano possa continuare a comprare computer e cellulari made in China, deve accettare che Pechino ricicli i suoi capitali comprando aziende Usa. La vicenda Morgan Stanley conferma il peso crescente dei fondi sovrani come protagonisti dei mercati finanziari globali. Il governo di Abu Dhabi - respinto poco tempo prima come azionista dei porti americani - è appena stato accolto come salvatore dalla Citigroup, la più grande banca americana e un' altra vittima illustre del crac dei mutui: ora gli arabi ne controllano il 5% del capitale. Il fondo sovrano di Singapore è diventato il più grosso azionista della Ubs. Le gerarchie dell' economia mondiale vengono sconvolte. Le potenze emergenti dell' Asia e del Golfo Persico hanno immensi attivi valutari da investire, il dollaro è ai minimi storici, il capitalismo americano è in vendita a prezzi di saldo. Larry Summers, l' economista che è stato ministro del Tesoro di Clinton e rettore di Harvard, ha coniato il termine "cross-border nationalizations": l' America sta accettando che le sue aziende vengano nazionalizzate da governi stranieri. Se uno dei governi in questione è il più vasto regime autoritario del pianeta, le implicazioni geopolitiche di questo terremoto sono una vera incognita.

Anonimo ha detto...

lasciate perdere quello che dice questo tizio ... erano solo rumors genereti da posizioni filo-destriste ....


http://italiadallestero.info/archives/1299




Indirettamente, il governo potrebbe licenziare gli attuali manager bancari

Questi fatti però non hanno sconcertato il governo. Secondo ad’informazioni provenienti dal settore bancario, proprio la banca meglio capitalizzata dovrebbe diventare il bersaglio di un “azione di salvataggio”, che dal punto di vista bancario non sarebbe affatto necessaria. Molto presto l’Unicredit seguirebbe il destino della seconda banca italiana, Banca Intesa Sanpaolo, il cui presidente è vicino al precendete premier Romano Prodi.

Dal punto di vista tecnico, si teme che il governo italiano sfrutti la crisi per prescrivere alle banche alte quote di patrimonio di base come capitalizzazione minima, cioé intorno al 7-8 %. Di conseguenza, gli istituti che non potranno dimostrare di avere a disposizione un tale livello di capitale, cioé praticamente tutti gli istituiti italiani, dovranno accettare un innalzamento di capitale da parte dello stato, che avrebbe così anche il potere di licenzare tutti gli attuali manager bancari. Così, il governo Berlusconi avrebbe modo di comandare anche il secondo istituto più importante tedesco, la Hypo-Vereinsbank, una società controllata da Unicredit. E già nel 2005, in seguito all’acquisizione si era osservato quanto i vertici di Milano seguissero strategie economiche orientate sopratutto ad’interessi privati.

Anonimo ha detto...

Ancora non è stata nè confermata la notizia, nè tantomeno la fonte delle presunte dimissioni....SU MARCO....

Anonimo ha detto...

Sarai anche sapiente in materia finanziaria.. ma nel rperire le notizie, valutarle e verificare che chi te le ha raccontate non ti abbia preso per il sedere.. caro mio Calì, sei una discreta schiappa.
Un saluto, comunque anche io sono un consulente indipendente, ma per i miei soldi! ahaha

Anonimo ha detto...

come mai Signor Calì fa commentare tutti queste persone che sembrano codardi........parlano ma non si firmano......non si firmano..... chissà cosa avranno da nascondere...... questi codardi........ Francesco

Anonimo ha detto...

Per Francesco
Il codardo ( e impostore aggiungo )potrebbe essere lei che si firma Francesco ma Francesco non è.
Daniele

vivi daniele ha detto...

Ultima ora

Clamorosa operazione nel mondo bancario italiano: non è ancora ufficiale ma
praticamente fatto l'accordo che prevede la fusione dei due piu' grossi
colossi bancari italia: Unicredit e Intesa. non sono ancora definiti i
contorni dell'operazione, ma quel che è certo è il nome (di grande appeal)
del nuovo gruppo bancario:


il gruppo si chiamerà Profumo di Passera. Il titolo gia' schizza

Anonimo ha detto...

E se il gruppo lo denominassero LA PASSERA DI PROFUMO ?