martedì 28 aprile 2009

2.000 iscritti su facebook, altre adesioni per e-mail e skype. Ma come cresce il gruppo " VUOI ADERIRE PERCHE' BANCA D'ITALIA DIVENTI DEL POPOLO?"!


Di Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo (Svizzera) il 22 settembre 1970 e residente in provincia di Padova (Veneto, Italia).


Gentile lettrice e gentile lettore, il gruppo creato in facebook "Vuoi aderire perché Banca d'Italia diventi di proprietà del popolo?"


ha raggiunto i 2.000 iscritti!



Hanno aderito, inoltre, altre persone che non volendo farlo con facebook mi hanno dato la conferma all'e-mail: edoardinchiarin@yahoo.it oppure tramite skype: marco.cali19


Fra questi oltre 2.000 iscritti, CHE RINGRAZIO, vi sono:

comitati dei cittadini, associazioni varie, diversi gruppi, moltissime Pro Loco, politici di qualsiasi schieramento, senatori, professori, meetup di Beppe Grillo, etc.


Nel caso delle associazioni, Pro Loco, gruppi, meetup, etc. figura un solo iscritto ma in realtà é come se avessero aderito in un numero maggiore, ovviamente.


Ti faccio presente che questa iniziativa non é stata pubblicizzata e non trova spazio su nessun Media (Tv e Giornali).

Se questa iniziativa fosse portata a conoscenza del popolo si raggiungerebbero, TRANQUILLAMENTE, oltre 20.000.000 (VENTIMILIONI) di adesioni.




In ogni caso, ti ricordo che se arriviamo a 100.000 iscritti organizzo qualcosa di importante.


Se vuoi che anche altre persone vengano a conoscenza di questa iniziativa puoi farlo in diversi modi: con facebook invitandoli ad iscriversi direttamente; con la tua e-mail puoi inviare ai tuoi conoscenti i contenuti di questa proposta, magari facendo un copia-incolla del testo che ti metto di seguito.


Ecco il testo:

Vuoi aderire perché Banca d'Italia diventi di proprietà del popolo?

La seguente proposta é un invito alla riflessione per evidenziare il fatto che attualmente la Banca d'Italia é di proprietà delle banche stesse: infatti la Banca d'Italia é di proprietà al

45% circa di INTESA SANPAOLO;

30% circa di UNICREDIT CAPITALIA;

15% circa di ALTRE BANCHE E ASSICURAZIONI;

5% circa INAIL;

5% circa INPS.

Nel sito della Banca d'Italia c'é scritto che essa é un "istituto di diritto pubblico"!!!!

LA REALTA' E', INVECE, CHE IL CONTROLLATO E' IL CONTROLLORE E IL CONTROLLORE E' IL CONTROLLATO.

Aderisci all'iniziativa dimodoché la Banca d'Italia diventi di proprietà del popolo italiano: IN QUESTA MANIERA LE BANCHE VERREBBERO CONTROLLATE DA UN ORGANO ESTERNO COMPOSTO DIRETTAMENTE DAI CITTADINI.

Un vivo ringraziamento a quanti vorranno far circolare il contenuto di questo messaggio.

Marco Calì, consulente finanziario indipendente.



GRAZIE A TUTTI!



Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ ..... é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Se siamo così tanti, allora siamo a buon punto con l'appropriazione popolare della Banca d'Italia.

Stiamo diventando quasi come l'Unione Sovietica di una volta.
E pensare tutto quello che il Cavaliere dice del comunismo !

Già ci sto facendo un pensierino a diventare comproprietario della Banca d'Italia.
Speriamo che mi facciano contare qualcosa come .... diciamo "quasi azionista".
O non conterò nulla e conteranno solo quei pochi, pochissimi, diciamo 1 o 2 o massimo 3 politici che metterennao le mani sulla Banca d'Italia in nome del popolo italiano ?
Caro Marco, dammi assicurazioni.
Grazie
Paolo

Anonimo ha detto...

Gentile lettrice e Gentile lettore, ti ricordo che qualcuno ha saggiamente detto :
se ad una persona dai un pesce lo sfami una sola volta; se gli insegni a pescare lo sfami per tutta la vita.
…………………………………………………………………………………………..

La storiella del pesce e dell’insegnare a pescare mi è piaciuta.
Pensavo che avrebbe offerto qualche spunto di riflessione, invece si è cambiato subito argomento per tornare a quello tanto caro a Tremonti di far diventare Bankitalia del popolo ( delle libertà ), ovvero dei manovratori del popolo ( delle libertà ).

Anonimo ha detto...

ECCO UN ARTICOLO DEL 2007 DEL SOLE 24 ORE.
A CHE SERVONO LE LETTERE CHE SCRIVE IL SIG. CALI' ?


FINANZA&MERCATI ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati

Derivati, vince Unicredit
di Marco Bellinazzo e Marcello Frisone

6 OTTOBRE 2007


Sentenza Tribunale di Vicenza


Sentenza Tribunale di Trento


Sentenza Tribunale di Milano


Sentenza Tribunale di Ancona


Derivati, UniCredit bocciata - (29 settembre 2007)



Nuovo round questa volta a favore di UniCredit nella vicenda dei contratti derivati stipulati dalle imprese. Dopo le sentenze del Tribunale di Torino della scorsa settimana a favore delle aziende, questa volta è (da ultimo) il Tribunale di Vicenza ad assolvere l'istituto di credito guidato da Alessandro Profumo. Una partita, quella tra UniCredit e imprese, che vede i tribunali italiani sempre più divisi.
Sì, il contratto derivato proposto dalla banca era speculativo e non un "normale" Irs che doveva servire all'impresa per coprirsi contro l'eventuale rialzo dei tassi di interesse sul finanziamento ottenuto dallo stesso istituto di credito, ma il fatto di essersi dichiarata «operatore qualificato» ha precluso alla società il riconoscimento della nullità dell'accordo. È questo uno dei passi della sentenza n. 1980 depositata lo scorso 21 settembre, con cui il Tribunale di Vicenza, ha "assolto" UniCredit banca d'impresa nella causa intentata da un'azienda (la Officine Faedo Snc) che aveva sottoscritto contratti di copertura rivelatisi invece fonte di ingenti perdite.
Secondo i giudici veneti, a proposito del regolamento 11522/1998 della Consob, «l'articolo 31 non onera la banca ad accertare la veridicità della dichiarazione resa dall'affermato operatore qualificato, perché non si vede come la banca potrebbe sconfessare la dichiarazione di un legale rappresentante di società che per la carica ricoperta si presume sia consapevole degli effetti delle dichiarazioni rese e dei rischi legati ad operazioni finanziarie».
La sentenza del tribunale vicentino, dunque, segna questa volta un punto a favore delle banche nella partita giudiziaria dei cosiddetti derivati capestro segnalati ogni settimana nella rubrica «Derivati chiari». Partita che vede i tribunali italiani sempre più divisi. Nel corso degli ultimi mesi, infatti, si sono conclusi in primo grado numerosi processi su vicende contrattuali simili a quella esaminata a Vicenza con esiti altalenanti. I tribunali chiamati a risolvere le controversie sui derivati hanno adesso accolto le ragioni delle banche ora quelle delle imprese sulla base di decisioni "speculari" (si veda «Plus24» del 29 settembre scorso).
La dichiarazione prevista dall'articolo 31. L'ago della bilancia è rappresentato, in tutti i casi portati all'attenzione della magistratura, dal valore assegnato alla dichiarazione prevista dall'articolo 31. In modo analogo al Tribunale di Vicenza - riconoscendo perciò la legittimità del comportamento di UniCredit banca d'impresa - si sono espressi il Tribunale di Ancona (sentenza n. 243 del 14 febbraio 2007), il Tribunale di Trento il 28 settembre 2006 (sentenza n. 927) e prima ancora il Tribunale di Milano (sentenza n. 8969 del 20 luglio 2006).
Dal Tribunale di Ancona, per esempio, è arrivata questa precisazione sulla facoltà del rappresentante legale di una società (si trattava della Molini del Conero Srl) di rilasciare la dichiarazione contemplata dall'articolo 31: «È vero che tale attestazione - scrivono i giudici della Seconda sezione civile del tribunale anconetano - potrebbe non corrispondere a verità, ma la norma non pone alcun onere di riscontro a carico dell'intermediario in ordine all'oggettività della dichiarazione, riconducendo in sostanza alla responsabilità del legale rappresentate gli effetti di una tale dichiarazione, che costitusce, peraltro, motivo di affidamento per i terzi».
Qualche mese prima anche i giudici di Trento avevano segnalato come «ai fini della valutazione di operatore qualificato è sufficiente che il legale rappresentante dichiari in modo espresso ed univoco per iscritto che la società possiede una specifica esperienza e competenza nel settore degli strumenti finanziari, senza la necessità per l'intermediario di verificare la veridicità dell'attestazione». La firma della dichiarazione prevista dall'articolo 31 rende, dunque, irrilevante la circostanza che la società coinvolta nel processo (Brugnara iniziative Sas) operasse esclusivamente nel settore alimentare.
Gli obblighi di informazione. Per quanto riguarda il dovere della banca di informare il cliente e di acquisire tutte le notizie utili per assisterlo nell'investimento finanziario (articoli 26 e seguenti del regolamento Consob 11522/1998), la Sesta sezione civile del Tribunale di Milano ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla Europrofili Spa puntualizzando che - data l'esistenza della dichiarazione indicata dall'articolo 31 - la banca non poteva che ritenersi esonerata dall'osservare «le regole sull'informativa attiva e passiva e sulla valutazione dell'adeguatezza dell'operazione all'ente che la compie».
Tuttavia, su questo punto, il Tribunale di Vicenza nella sentenza del 21 settembre ha lasciato aperto uno spiraglio per le imprese. Secondo la Prima sezione civile presieduta da Marcello Colasanto - che ha anche richiamato un precedente della Cassazione del 2005 (sentenza n. 19024) - le regole di condotta riportate negli articoli 26 e seguenti del regolamento Consob «attengono alla fase delle trattative e come tali non incidono sulla validità del contratto, salvo che la legge preveda una espressa sanzione di nullità». Questo comporta che, ferma restando la validità degli swap, le imprese potrebbero far valere in giudizio l'inadempimento degli obblighi d'informazione da parte della banca e ottenere i relaviti indennizzi nell'ambito della responsabilità precontrattuale.
Giudici divisi sull'articolo 31
Toccherà alle Corti d'appello prima e alla Cassazione poi mettere qualche punto fermo nella vicenda dei contratti derivati. Le liti sulle quali si stanno pronunciando in questi mesi i tribunali hanno a oggetto contratti stipulati tra il 1999 e il 2004. Il "balletto" di sentenze che premiano le banche ovvero le imprese potrebbe perciò continuare per almeno un paio d'anni. A meno che non prevalga una delle linee interpretative emerse finora. Il nodo del contendere è l'articolo 31 del regolamento 11522/1998 della Consob e la "forza" della dichiarazione firmata dal rappresentante legale della società (o della persona giuridica) all'atto della sottoscrizione dei derivati.
Le banche ritengono che la dichiarazione sia sufficiente per considerare la società come un «operatore qualificato» e che non spetti all'intermendiario verificare i requisiti di esperienza e competenza del cliente. Tesi condivisa da una parte consistente della giurisprudenza (si veda l'articolo sopra).
Secondo le imprese, d'altro canto, la dichiarazione ex articolo 31 non è un'autocertificazione, mentre le banche hanno i mezzi per sapere se la società o i suoi amministratori siano o meno esperti. Impostazione condivisa, per esempio, dal Tribunale di Novara (sentenza n. 23/2007) e dai giudici di Torino (si veda «Plus24» di sabato scorso). Con le sentenze n. 5928 e 5930 del 18 settembre 2007 i giudici torinesi anzi hanno fatto qualche passo avanti. Anche se la banca non può essere tenuta a verificare caso per caso l'esperienza del cliente, deve accertarsi però che la dichiarazione "documenti" in maniera chiara l'esperienza finanziaria dalla società che stipula il derivato. Inoltre, la banca è obbligata a fornire «notizie specifiche sui rischi connessi ai singoli investimenti» anche quando il cliente si rifiuti di dare notizie sulla propria situazione patrimoniale e la sua propensione al rischio. E dovrà essere sempre la banca a provare di aver adempiuto correttamente ai doveri d'informazione.

Anonimo ha detto...

ECCO LE INIZIATIVE CHE SERVONO PER LA QUESTIONE DERIVATI.
LE PROCURE SI STANNO MUOVENDO DAL 2007.
LE LETTERINE CHE VI INVITA A SCRIVERE IL SIG. CALI’ SONO SPECCHIETTI PER ALLODOLE.
MEDITATE GENTE, MEDIATATE

DA REPUBBLICA.IT DEL 29.4.09

Procure attive anche in Toscana. Corte dei conti, faro su Roma e Napoli
L'ipotesi di reato è truffa aggravata ai danni del Comune lombardo. Avviate altre indagini
Enti locali, scatta l'allarme derivati
inchieste da Milano a Taranto
Sequestrati beni e conti per 470 milioni di euro, 10 banchieri indagati, 4 istituti coinvolti

MILANO - Oltre 470 milioni di euro sequestrati, quattro banche coinvolte per responsabilità oggettiva, 10 banchieri indagati, tra i quali Tommaso Zibordi (Deustche Bank), Gaetano Bassolino (Ubs), Marco Santarcangelo (Depfa Bank), Simone Rondelli e Creanza Antonia (entrambi di Jp Morgan) e due funzionari del Comune di Milano, Giorgio Porta (ex city manager) e Mauro Mauri (consulente esterno), accusati di aver "parteggiato" per le banche. Sono questi i numeri dell'inchiesta condotta dal pm Alfredo Robledo, che promette di far da scuola guida per le altre storiacce di derivati disseminate qua e là per l'Italia.

L'ipotesi di reato è la truffa aggravata. Le banche avrebbero trattato il Comune di Milano come un investitore esperto e non, come vuole la legislazione inglese (quella dei contratti), alla stregua di uno sprovveduto cittadino. E lo avrebbero truffato nascondendo le loro commissioni all'interno dei prodotti derivati stipulati a margine di una emissione obbligazionaria da 1,7 miliardi. Da qui il sequestro di denaro, azioni e immobili corrispondenti al valore dei contratti indebitamente ottenuti: 84,6 milioni a Deutsche Bank, 75,8 milioni a Ubs, 92,3 milioni a Jp Morgan, ma anche 81,6 milioni a Porta e 52,6 milioni a Mauri.

L'inchiesta era nata su iniziativa della Procura di Milano e aveva trovato eco in un esposto del vicepresidente del consiglio comunale, Davide Corritore (Pd). Ora tutti i Comuni, le Province e le Regioni, con in pancia un derivato, guardano con estremo interesse all'evolversi della situazione milanese.

La procura di Torino ha aperto un'inchiesta sui derivati del Comune e della Regione dopo un esposto dell'europarlamentare della Lega, Mario Borghezio. Il Comune di Torino ha firmato derivati fino all'inizio del 2006, e su un debito di 1,14 miliardi, il buco è di circa 100 milioni. L'emissione della Regione è di 1,8 miliardi, ma non ha derivati connessi.


A Firenze, il pm Gabriele Mazzotta sta verificando la presenza di commissioni occulte nelle frequenti rinegoziazioni di oltre 130 contratti per 1,6 miliardi stipulati dalla Regione Toscana e da undici Comuni (tra cui Firenze) con otto banche italiane e sei straniere (Carifi, Monte dei Paschi e Banca Toscana, Unicredit, Rolo Banca, Bnl, Dexia e Banca Opi, Merril Lynch, Deutsche Bank, Bnp Paribas, Società Generale, JpMorgan Chase Bank e Abn Amro Bank).

In Puglia, la procura di Taranto (pm Remo Epifani) ha aperto un fascicolo sui derivati stipulati dal Comune con Bnl e ha preso di mira alcuni dirigenti che hanno autorizzato gli swap. L'indagine è nata da uno stralcio dell'inchiesta madre sull'emissione dei Boc, i Buoni ordinari comunali, collegata al prestito di 250 milioni di euro che il comune ionico, sprofondato nel baratro del dissesto nel 2006, stipulò con banca Opi.

Fin qui le inchieste penali, ma sono numerosi i fronti aperti dalla Corte dei Conti. A Napoli, i magistrati contabili hanno acceso un faro sui Boc del Comune, contratti nel 2004 per 400 milioni e rinegoziati un anno dopo con quattro operazioni di swap per un totale di oltre 538 milioni, e hanno evidenziato irregolarità nell'uso dei derivati in alcuni Comuni: Pozzuoli, Benevento, Piedimonte Matese, Orta di Atella, Alvignano.

Nel Lazio, la Corte dei conti ha avviato accertamenti preventivi sul Comune di Roma e una vera e propria istruttoria sulla Regione, in particolare sull'operato prima, del governatore di centrosinistra Piero Badaloni (1995-2000) e, poi, sotto il governo di centrodestra di Francesco Storace (2000-2005). Anche in Puglia non mancano i comuni monitorati dai magistrati contabili: Foggia, Brindisi, Lecce, ma anche realtà più piccole come Fasano e Francavilla Fontana.
(w. g.)

(29 aprile 2009)

Anonimo ha detto...

Se questa iniziativa fosse portata a conoscenza del popolo si raggiungerebbero, TRANQUILLAMENTE, oltre 20.000.000 (VENTIMILIONI) di adesioni.


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Anonimo ha detto...

In ogni caso, ti ricordo che se arriviamo a 100.000 iscritti organizzo qualcosa di importante.

UN’ADUNATA ALLO STADIO OLIMPICO CON MEGA CONCERTO ?
UN REFERENDUM POPOLARE ?
UN CORTEO PER LE VIE DEL CENTRO CON BANDIERE ?
UNA MARCIA SU ROMA ?
UN GIROTONDO A PALAZZO KOCH ?