giovedì 30 aprile 2009

Quello che non ti diranno mai su un fondo comune di investimento: IL CREDITO DI IMPOSTA! E chi ci rimette? Gli investitori, fatalità!


Di Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo (Svizzera) il 22 settembre 1970 e residente in provincia di Padova (Veneto, Italia).


Gentile lettrice e gentile lettore,

come ampiamente riportato nel mio libro "Retroscena Bancario - Tutto quello che le banche non dicono", SCRITTO NEL SETTTEMBRE 2007, ti metto al corrente di un notevole problema che riguarda, ANCORA E SOPRATTUTTO OGGI, i tanto pubblicizzati fondi comuni di investimento: IL CREDITO DI IMPOSTA.


Guarda un po' cosa succede in questo caso.

Se il fondo é in perdita nulla é dovuto allo Stato, anzi può portare un risparmio in detrazione per i periodi successivi, senza limiti (a meno che non scelga, come concede la legge, di compensare le perdite di un fondo con i guadagni di un altro fondo gestito dalla stessa società). In particolare, questo diritto a risparmiare sulle imposte future viene ripartito sulle quote del fondo esattamente come i debiti con il fisco. SOLO CHE NEI MOMENTI IN CUI IL FONDO GUADAGNA, L'EFFETTO FISCALE DIMINUISCE IL VALORE DELLE QUOTE E NEI MOMENTI IN CUI IL FONDO PERDE (E OTTIENE IL DIRITTO AD UNA DETRAZIONE FUTURA) IL VALORE DELLE QUOTE VIENE GONFIATO.


Ad esempio, poniamo che una quota valga 8 euro, e che 7,5 euro sia il valore dei titoli contenuti nel fondo, mentre i restanti 0,5 euro sia il RISPARMIO (O CREDITO) DI IMPOSTA in pectore che spetterà al fondo quando inizierà a guadagnare, QUINDI NON BENI EFFETTIVAMENTE PRESENTI NEL FONDO, MA PROMESSE DI SCONTI SULLE TASSE FUTURE DA PARTE DELLO STATO.

Questo è in pratica quanto accaduto a molti fondi dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, per alcuni dei quali si temeva addirittura il rischio di insolvenza. Infatti, se tutti gli investitori si fossero ritirati dal fondo, esso avrebbe dovuto vendere tutto ciò che aveva in portafoglio, che stando al nostro esempio, era per un valore di 7,5 euro, senza poter rimborsare nulla dei restanti 0,5 euro, costituiti solo di promesse di sconti e non di soldi sonanti.


Ed oggi non é che la situazione sia tanto diversa, eh, anzi!


Per riepilogare il tutto in poche parole, é come se tu, versati 10.000 euro su un fondo (e il valore della quota fosse 10), te ne trovassi realmente investiti 9.000 euro e, quindi, se il mercato dovesse salire del 10% (la quota dovrebbe andare normalmente da 10 a 11) i tuoi 10.000 euro iniziali diventerebbero, invece, 9.900 euro. Bell'affare, che dire! Se non ci credi, vai a controllare la composizione del tuo fondo e te ne renderai conto.



Non ti é mai capitato di avere dei fondi azionari che guadagnano con fatica? O che cambiano nome? E che magari che cambiano nome diverse volte negli anni? E non parliamo poi delle varie compensazioni consentite alle banche o società di gestione del risparmio delle minusvalenze con le plusvalenze di un altro fondo, appunto.

Quando cambiano la denominazione di un fondo cosa succede? Perché lo fanno? Non é per compensare delle perdite o fare delle manovre "strane"? No, di certo, vero?

Le banche ti sono amiche: lo fanno per te! MA CHE CARINE!


Ti ricordo che é attivo il servizio di consulenza finanziaria ...........

Ti ricordo che nell'esecuzione della mia professione di CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE, mi avvalgo di collaborazioni con alcuni professionisti specializzati in vari settori, in modo da soddisfare le diverse esigenze delle persone e/o aziende ...........

Ti ricordo che il consulente finanziario non ha obblighi di budget e non opera in conflitto di interessi ...............

Ti ricordo che il consulente finanziario indipendente viene pagato direttamente dal cliente con una tariffa certa ................


Contatti:


skype: marco.cali19

cell. 3339181454


Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ ..... é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!













12 commenti:

Anonimo ha detto...

Sig. Calì lei ha fatto un casino immane nello spiegare il credito di imposta.

Volutamente o perchè non ci ha capito nulla nemmeno lei ?

Forse farà bene a spiegare meglio come funziona il credito di imposta sui fondi, se vuole raccogliere proseliti alla sua iniziativa promozionale.

http://sapienza-finanziaria.blogspot.com ha detto...

Per il Signor Anonimo.
Le allego copia della descrizione ricevuta tramite e-mail dall'aduc, associazione dei consumatori. Le sottolineo il fatto che nel mio libro questo argomento l'ho trattato quasi 2 anni fa.
La ringrazio per il commento.
E' sempre un piacere leggerli! Poi quando sono propositivi come il suo é ancora più un piacere. La ringrazio nuovamente. Anzi, mi scuso se mi sono spiegato male. Se mi potesse, per favore, aiutare lei a scrivere come funziona esattamente il credito di imposta le sarei grato. C'é sempre bisogno di gente propositiva come lei. Grazie ancora e mi scusi nuovamente.

Marco Calì, consulente finanziario indipendente.

Ecco l'articolo dell'aduc.

29-04-2009 Fondi comuni d'investimento: il problema del credito d'imposta
Come è noto, i fondi comuni d'investimento italiani hanno una tassazione diversa
da quelli di diritto estero. Per non scendere in tecnicismi, in sostanza, nei
fondi italiani le tasse vengono pagate direttamente dal fondo e non vengono
calcolate sull'effettivo guadagno realizzato dal sottoscrittore.
Molti sottoscrittori di fondi pagano, indirettamente, tasse anche su guadagni
mai realizzati, o perfino a seguito di perdite. Tutto ciò è evidentemente
ingiusto. Il problema è sul tavolo da anni e ne abbiamo parlato altre volte.
In questo articolo desideriamo porre l'accento su una conseguenza di questo
perverso meccanismo che costituisce oggi una notevole zavorra per molti fondi
comuni d'investimento, in particolare azionari: un motivo in più per starne alla
larga.

L'ultimo tracollo dei mercati ha portato molti fondi comuni (in particolare
quelli azionari) ad avere una quota di credito d'imposta significativa (o MOLTO
significativa).
Cosa significa questo, in pratica? Proviamo a chiarirlo con un esempio.
Immaginiamo che un fondo comune abbia 100 milioni di euro di patrimonio.
Se il fondo guadagna 10 milioni dai propri investimenti avrà un incremento del
valore del fondo pari a 8,75 milioni portando il valore del fondo da 100 milioni
a 108,75 milioni, poiché il fondo ha pagato 1,25 milioni di capital gain (il
12,5% di 10 milioni).
Qualora, invece di guadagnare 10 milioni il fondo dovesse perdere 10 milioni, il
patrimonio del fondo diventerebbe di 91,25 milioni.
Tale patrimonio sarebbe composto per 90 milioni in titoli e per 1,25 milioni in
"Risparmio di imposta" (come viene chiamato nei resoconti dei fondi).
In questo esempio, il patrimonio del fondo è composto per il 98,6% in titoli e
la restante parte è un patrimonio fittizio, perché costituito da un futuro
possibile risparmio d'imposta.
Torniamo ad ipotizziamo adesso che i 90 milioni di titoli abbiano un rendimento
di 10 milioni (l'11% circa). In questo caso il fondo dovrebbe pagare 1,25
milioni di imposte, ma non li pagherà perché usa il credito (il quale viene
azzerato) ed il fondo si troverà ad avere di nuovo 100 milioni di patrimonio,
tutto reale.

Domandiamoci adesso cosa accade se il fondo ha un 15% di "Risparmio di imposta"
in pancia.
Solitamente i fondi comuni tengono un 5/10% di liquidità per far fronte ai
rimborsi (può essere anche maggiore se ritengono di fare market-timing).
Sommando le due cose, tra un quinto ed un quarto del patrimonio non viene
investito. Ciò significa che se il mercato di riferimento del fondo guadagna il
10% - e se anche il gestore riuscisse, al netto di tutti i costi, a replicare il
guadagno del mercato – il fondo nel suo complesso guadagnerebbe solo l'8%.
Ma il problema è ancora più grave. Se il fondo possiede una quota rilevante di
credito d'imposta, quando le richieste di riscatto sono maggiori dei versamenti
(ipotesi molto probabile poiché quando i marcati vanno male i riscatti sono
forti) per poter liquidare ai sottoscrittori anche la parte del credito
d'imposta i fondi devono vendere una parte di titoli maggiore rispetto a quella
corrispondente all'incidenza della quota sul patrimonio del fondo.
Così facendo, il peso percentuale del credito d'imposta diventa sempre più alto.

Anche qui facciamo un esempio.
Ipotizziamo che il fondo abbia 100 milioni di valore di cui 15 come credito
d'imposta. Il fondo riceve 40 milioni di richieste di riscatto. Il fondo deve
vendere 40 milioni di titoli ed il suo patrimonio diventa 60 milioni di cui 15
come credito d'imposta. Prima dei riscatti il credito d'imposta pesava per il
15%. Dopo i riscatti il credito d'imposta pesa per il 25%.
Che rendimento devono avere i 45 milioni rimanenti per compensare tutto il
credito d'imposta? Per compensare 15 milioni di credito d'imposta è necessario
realizzare 120 milioni di plusvalenze che su 45 milioni rappresenta il 266%.
E' da sottolineare che poiché fra credito d'imposta e liquidità naturale solo il
65% del patrimonio, nell'esempio, è investita in azionario. Nel caso in cui il
mercato di riferimento avesse un rendimento del 100% il fondo potrebbe
avvantaggiarsene solo per il 65%.
Si può ipotizzare che i numeri appena espressi rappresentino esempi non
realistici e che normalmente il peso del credito d'imposta sui fondi azionari
sia trascurabile.
Non è affatto così!
Sono frequenti i casi di fondi comuni azionari che hanno crediti d'imposta
superiori al 15%. Ho personalmente analizzato fondi che hanno oltre la metà del
patrimonio come credito d'imposta!
E' evidente che non ha alcun senso investire, o continuare ad investire, in
questi fondi.
E' vero che talvolta i gestori, per tentare di ridurre il problema utilizzano
derivati, ma l'utilizzo di strumenti derivati non è affatto privo di costi e di
rischi.
Come Aduc Investire Informati da tempo sosteniamo che nella grande maggioranza
dei casi investire in fondi comuni a gestione attiva è sconsigliabile. Nel caso
di fondi comuni con forti crediti d'imposta vi è un'ulteriore – pesante –
ragione.

Anonimo ha detto...

leggere il suo sito è come andare a lezione di sopravvivenza.Grazie.

Anonimo ha detto...

leggere il suo sito è come andare a lezione di sopravvivenza.Grazie.


CIOE' A DIRE CHE E' IL MINIMO INDISPENSABILE PER SOPRAVVIVERE E NULLA DI PIU'.
OVVERO E' COME QUELLO CHE RICEVE IL PESCE E SI SFAMA UNA SOLA VOLTA.

IO PENSO CHE DOBBIAMO CERCARE DI ANDARE UN PO' OLTRE LA SOPRAVVIVENZA.
E QUESTO GRAZIE A CHI CI INSEGNA A PESCARE.

Anonimo ha detto...

Dalla lunga risposta del sig. Calì stralcio i seguenti 2 passaggi :

1)
“ Per il Signor Anonimo.
Le allego copia della descrizione ricevuta tramite e-mail dall'aduc, associazione dei consumatori. Le sottolineo il fatto che nel mio libro questo argomento l'ho trattato quasi 2 anni fa.
………………….”

2)

Ecco l'articolo dell'aduc.
…………………………
Il problema è sul tavolo da anni e ne abbiamo parlato altre volte.
………………………”

Da questi passaggi emerge che :

a ) sull’argomento credito d’imposta l’articolo dell’aduc è molto più esauriente e chiaro del post del sig. Calì;
b) da ciò consegue che non è del tutto peregrino il mio invito al sig. Calì a chiarirsi un po’ le idee in materia e spiegare meglio la dinamica del fenomeno;
c) che il sig. Calì vorrebbe vendere come farina del suo sacco cose che del suo sacco non sono, che le raccatta qua e la e poi le riporta anche in maniera piuttosto confusa.

Anonimo ha detto...

sabato 2 maggio 2009

La beffa dell’Expo2015

L’Expo a Milano si farà mai?
Non è una domanda pleonastica.
Roma capitale non è riuscita a bloccare l’assegnazione a Milano dell’evento o, semplicemente, non si aspettava che la città meneghina si aggiudicasse l’Esposizione Universale del 2015.
Ma con un po’ di ritardo “romano” è dopo iniziato il fuoco di sbarramento mediatico contro la manifestazione per due motivi. Il primo è che per Milano non ci sono i soldi, nonostante che in Lombardia siano versate almeno un quarto di tutte le imposte incassate in italia; il secondo motivo è che l’”infrastrutturazione” di Milano per l’expo manderebbe a monte il piano congegnato lungo le sponde del Tevere di togliere a Milano la forza economica e amministrativa per potere un giorno diventare la capitale di una unità statuale indipendente da Roma.

Milano e la Padania sono state progressivamente svuotate di potere, criminalizzate sui media, deprivate di infrastrutture.
Come l’hub di Malpensa.
Appare chiaro, giorno dopo giorno, che la “nazionalità” di Alitalia fu solo un trucco per chiudere lo scalo lombardo dato che per la compagnia area di bandiera-zombie dello stato-zombie nulla è cambiato. Continuerà a salassare i contribuenti italiani esattamente come prima ma ora la legge ha tolto d’imperio gli slot a Malpensa per costringere i cittadini padani ad andare a Fiumicino per imbarcarsi nei voli intercontinentali.
Ricordate, fino dalla sua apertura la campagna mediatica contro Malpensa?
I continui articoli sui presunti incidenti, i furti nei bagagli, cose che venivano enfatizzate dalla stampa per spaventare i passeggeri e convincerli a imbarcarsi altrove. Mentre delle disfunzioni dell’hub romano nulla si dice, quando il Leonardo da Vinci fu giudicato anni fa il peggior scalo europeo dopo Atene.

Anche la distanza dalla città citata come carta a sfavore dell’aeroscalo varesino è un’emerita “ciofeca”.
A Shanghai l’aeroporto di Pudong che dista TRENTA CHILOMETRI dal centro è raggiungibile in soli 8 (otto) minuti (1) grazie al Maglev, il treno a levitazione magnetica.
Il Malpensa Express ci impiega 40 minuti dal centro di Milano.
Proprio nel paese che ha inventato il Pendolino a NESSUNO è venuto in mente di usare questa tecnologia “basculante” (2), che consente al treno velocità molto più elevate senza modificare la “sede”, per accorciare i tempi di percorrenza a più ragionevoli, diciamo, 25 minuti.
Ci voleva tanto?
No, ci voleva la “volontà politica” che non c’è stata.
Così come non ci voleva molto a realizzare una bretella ferroviaria con Novara a collegare la TAV per Torino, la quale avrebbe drammaticamente ravvicinato la città sabauda.
Ma si è scelto di non infrastrutturale Malpensa per la paura di danneggiare Fiumicino in quanto aeroporto della “capitale”.
La storia dell’hub varesino è tutta qua.

Il ritardo nella costituzione della società organizzatrice dell’esposizione universale è già un segno.
Tuttavia non il simbolo.
Ciò che simboleggia meglio l’intento di fare fallire l’expo è la deliberata immissione di immigrati in città e nell’hinterland milanese pianificato dai servizi segreti e da ogni istituzione statuale a cominciare dal prefetto, questura e ogni entità “romanamente comandata”.
Immigrati che arrivano da tutta italia per chiedere casa, che lo fanno nella settimana del design, con gli occhi puntati su Milano.
Nel ciclone c’è il caso degli oltre 300 rifugiati politici che nei giorni scorsi hanno bloccato prima i binari e poi le strade del centro, proprio nei giorni del Salone del Mobile con il comune già impegnato a gestire un traffico record.
Tutte coincidenze che “non sono parse casuali” nemmeno a Letizia Moratti, bensì una strumentalizzazione preordinata. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza all’inizio di quasi 300 profughi, parte già in carico al comune, o arrivati da Roma o Torino con le richieste più diverse: casa, protezione, assistenza sanitaria, persino stranieri in italia già da svariati anni.
Una situazione da definire “anomala” quantomeno.

Poiché la “capitale” non può “in chiaro” affermare di non volere l’esposizione milanese che sta cercando in tutti i modi di soffocare. Per esempio esasperare la situazione sociale in modo a rendere la sfida dell’espositore universale invincibile da dovervi rinunciare senza che appaia lo “zampino” centralista.
E questo è il modo in cui lo stato italiano bloccherà l’expo.
Nonostante la crisi occupazionale imperante, la scarsità di risorse per gli ammortizzatori sociali, i tagli a scuola e sanità, non c’è modo di fermare l’immigrazione che è sempre diretta verso il Settentrione.
Avete ben visto sul “pacchetto sicurezza” che le proposte della Lega Nord sono state messe all’angolo dal voto compatto di PDL-PD-UDC, cioè della casta centralista.
La Mussolini, Fini, Casini, in materia d’immigrazione, hanno ormai abbondantemente scavalcato a sinistra perfino i Ferrero, Casarini, Agnoletto!
E la cosa più rilevante è che le norme favoriscono l’ingresso in particolare di minori, africani, ammalati, rom, le categorie di stranieri che sono sostanzialmente solo un peso per le comunità locali.
Moltitudini di extracomunitari ammalati e anziani ricongiunti ESCLUSIVAMENTE per essere curati gratuitamente dal SSN e ricevere una pensione sociale senza, evidentemente, mai avere versato contributi.
E che dire degli invalidi?
Mentre i VERI disabili lombardi subiscono l’onta dei ”controlli”, frotte di stranieri monchi si accalcano negli uffici preposti delle ASL nella speranza quasi certa di ottenere un assegno assistenziale.
La casta pervicacemente studia qualunque sotterfugio, ogni cavillo, falla burocratica, voluta o meno, onde giustificare l’ingresso di stranieri in qualunque modo ed a qualunque titolo.
Lo scopo è generare un “popolo italiano” farlocco ma pure di danneggiare l’immagine meneghina all’estero in modo da invogliare le aziende e società straniere a ubicare la loro sede a Roma anziché nella sede tradizionale.

Poi c’è lo spauracchio delle “infiltrazioni mafiose”.
In Meridione TUTTI protestano contro le discariche legali, gli inceneritori e i depositi di scorie nucleari. Ma POCHI contro le discariche pericolose gestite dalle organizzazioni criminali né contro le “grandi opere”.
ESATTAMENTE il contrario di quanto avviene in Padania, in cui, gli “ambientalisti” si scagliano contro qualunque infrastruttura di grossa portata ma NON contro gli immondezzai e i termovalorizzatori in cui vengono bruciati anche rifiuti provenienti dal Sud.
Bizzarro vero?

Il TG3 regionale nel Nord da fiato a tutti i “NO” (Notav, Nomose, Noexpo, Nomafia) per convincere i cittadini che l’iniziativa contro le opere è locale in realtà il TG3 è una emanazione del razzismo centralista.
Avete capito bene, intanto che sopra il Po le presunte “infiltrazioni mafiose” e il “rischio sismico” dovrebbero bastare come deterrente a bloccare le opere, dal Tevere in giù invece tutto è “prioritario” e “irrinunciabile”, la mafia non c’è (!) e il pericolo terremoto nemmeno, anche per opere localizzate in zone tra le più sismiche del mondo!
DECINE DI MULIARDI DI EURO per grandi opere quasi mai necessarie.
Come la TAV Roma-Napoli, ad esempio, di cui non sappiamo nemmeno il costo finale.
Questa un’opera non indispensabile perché le due città erano già unite da quattro binari, via Formia e via Cassino
La tratta sul mare, via Formia, costruita sotto il fascismo già con criteri da ’”alta velocità”, poteva dunque essere facilmente adattata per velocizzare i tempi di percorrenza tra l’Urbe e la capitale partenopea (3).
Quindi non c’erano i denari per 20 km di strada ferrata tra Malpensa e Novara, ma si sono trovati per 200 km di inutile ferrovia tra Roma e Napoli.

Questo cosa vi suggerisce?
Avete mai sentito qualche stronzo dell’”antipolitica” citare la TAV Roma-Napoli, come esempio di grazioso regalo alle imprese dei Casalesi?
E cosa vi rammenta sapere che addirittura un’organizzazione come Legambinete sta nel COMITATO PROMOTORE “Sitav” per un’altra costosissima tratta ferroviaria veloce, la Napoli-Bari? Naturalmente per la gioia delle mafie.

Non c’è limite all'arroganza capitolina.
Gianni Alemanno, sindaco di Roma, vuole un autodromo nuovo di zecca dalle parti dei sette colli (4), non lo dice ma è così, per scippare il gran premio di Formula 1 alla sua storica sede di Monza, in uno degli impianti sportivi più importanti e famosi del globo.
Un autodromo a Roma sarebbe la classica “cattedrale nel deserto” come quasi TUTTE le grandi opere da quelle parti. Poiché, alla fine, sostanzialmente servirebbe solo tre giorni all’anno giusto per il gran premio d’italia.
Non ci sono i soldi per i terremotati, ma osserverete che i MILIARDI di euro per l’autodromo romano, incluse le infrastrutture di collegamento, saranno trovati.
E notate come NESSUNO, ancora una volta, tra i grandi “fustigatori dei vizi italiani” sui giornali o in internet abbia segnalato l’assurdità del progetto di spendere montagne di quattrini solo per trasferire, senza occorrenza, un gran premio di formula uno.
Fantasticate la controprova.
Se fosse Roberto Formigoni a proporre un mega impianto per il tennis a Milano da poterci spostare gli Internazionali d’italia dalla loro sede naturale del Foro italico. Immaginate quanti post di Grillo, quanti articoli Travaglio, quante trasmissioni della Gabanelli, quanti libri di Rizzo&Stella vomiterebbero veleno contro uno “sgarbo indegno a Roma” e lo “spreco di soldi pubblici per uno sport da ricchi” come la racchetta.

No, non si farà mai l’Expo a Milano.
Perché sarebbe una sorta di premio, di ricompensa per la città, la regione che pagano più tasse nella penisola ricevendo meno servizi. Che dignitosamente curano centinaia di migliaia di ammalati ogni anno provenienti da altre regioni e da tutti i continenti. La cui area metropolitana, bene o male, è l’unica che può reggere il confronto con le più avanzate zone economiche francesi, tedesche o inglesi.
Ma l’italia non funziona così.
In italia a dettare legge sono i meridionali cattivi, i fankazzisti romani, le burocrazie inadempienti inalberate su di uno statalismo veteromarxista sempre più indifendibile. Sotto il tricolore il crogiuolo più naturale per capitalisti senza capitali, per sindacalisti in guanti bianchi, per politicanti voltagabbana però fedeli ai loro privilegi solinghi. Questo paese avvantaggia i furbi, i corrotti, gli arrivisti, i lecchini senza rimpianti.
L’”avanguardia” dell’italianità terminale è infine costituita dai magistrati terroni collusi con la mafia catapultati in Padania a somministrare la giustizia, dagli zingari assassini che diventano star del cinema, dalle “letteronze” puttanelle promosse al rango di “statiste” di spicco.
Nello stato più antimeritocratico dell’universo non c’è posto per l’expo a Milano, nel 2015 ne mai.

F. Maurizio Blondet

1 ) http://en.wikipedia.org/wiki/Shanghai_Maglev
2 ) http://it.wikipedia.org/wiki/Pendolino
3 ) http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Roma-Formia-Napoli
4 ) http://it.eurosport.yahoo.com/28012009/45/stagione-2009-f1-roma-per-alemanno-possibile.html

da
http://falsoblondet.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

Ma questo è un blog finanziario o politico per la propaganda del sig. Blondet ?

Anonimo ha detto...

Sul credito d’imposta l’articolo dell’ADUC è senza dubbio molto più esauriente e chiaro.

Anonimo ha detto...

Ma questo è un blog finanziario o politico per la propaganda del sig. Blondet ?


E' CIARPAME SENZA PUDORE !

Anonimo ha detto...

Mi è arrivato in queste ultime ore un segnale molto ma molto importante sulle Azimut.
Vi ricordo che già qualche tempo fa le avevo segnalate.
Anzi vi invito a fare qualche confronto tra le Tiscali segnalate dal Sig. Calì e le Azimut segnalate da me alla stessa epoca così vi renderete conto delle differenze.

Anonimo ha detto...

Come epoca mi riferisco al mese di febbraio 2009.

Anonimo ha detto...

Dove stanno quelli che strillano proposte, proposte, proposte ?
L'anonimo ha fatto una proposta, quella di comperare le Azimut anzi mi ricordo quando la fece a febbraio.
Mi sembra che è stata una buona proposta o no ?
E gratis !!!