lunedì 28 giugno 2010

Banche opinioni critiche

Sulle banche le mie opinioni critiche le conosci bene certo ci sono le eccezioni come in tutte le cose, ma quando è il sistema ad essere sbagliato allora la presenza di buona volontà da parte dei singoli serve a poco.

Il livello di insofferenza per le iniquità sempre più manifeste sta aumentano ecco a tal proposito una mail che ho ricevuto come risposta ad una mia precedente iniziativa diffusa anche via mail:

"Ho letto la mail e certamente sono giuste le considerazioni di Marco Calì anche senza l’avallo di tutti coloro che le sostengono: Tremonti, Gardini, Sole 24ore, Grillo etc.
Ma dico: Non ho somme da investire in titoli di Stato che poi non è affatto un investimento e dovrei quindi sentirmi al riparo della “trombatura” continua da parte delle banche?

Vediamo un po’: Mensilmente il mio ente accredita sul mio c/c i miei emolumenti. Questo, penso, sia una cosa comune a tutti pensionati e lavoratori.
Ogni mese una...
... somma complessiva prossima al PIL passa dagl’enti pagatori, alle casse delle banche/poste.
Ciascun individuo, destinatario di un suo accredito, li preleverà un po’ per volta in base alle proprie esigenze e molti non li prenderanno affatto, determinando una giacenza di liquidità nelle casse di queste organizzazioni benefattrici.

Si spera che questa liquidità esista, perché a me pare che si muovano solo flussi “virtuali” di numeri, ma di lire, pardon euro, in giro, se ne vedono sempre meno.
Per queste giacenze medie, le banche/poste non remunerano niente ed i tassi creditori sono decimali a cinque cifre, tipo 0,00001% sulla giacenza media minima di 15.000,00 come dire: morite pure se volete, stupidi correntisti.

Ovviamente i costi di tenuta conto sono sacrosanti e per il prelievo trimestrale da parte dello Stato sono incolpevoli.
Tralascio la continua vessazione per comunicazioni, veri rompicapi anche per gli addetti ai lavori, le modifiche contrattuali unilaterali, vera chicca d’ingegno, come pure la costante variazione dell’esposizione grafica di tali comunicazioni che impediscono perfino di capire se per caso se ne è ricevuto uno uguale, prima.

Naturalmente già a questo punto viene da dire: Ma cambio banca, posta e via elencando, ma ci si rende conto che non cambia nulla. Allora frustrato e pieno di collera pensi: Basta chiudo il conto, ma subito ti chiedi: e dove prendo la pensione, o lo stipendio che sia? Alla posta, ti rispondi, alla posta. Ma ci vuole una veglia funebre prima che arrivi il tuo turno e sempre che sia ancora aperto l’ufficio e che siano rimasti ancora denari in cassa. E allora pensi: ma siii! li prenderò domani o dopodomani o magari l’altro ancora e ti chiedi: Ma così poco vale il mio tempo?

E poi ci sono le utenze da pagare: Acqua, luce, aria, gas, telefono. E dove li pago? Questi non hanno più sportelli riscossione. Nemmeno se glieli porti alle rispettive direzioni generali se li prendono questi schifosi soldi. Solo in banca o alla posta si possono pagare le cartelle.
Per la tracciabilità dicono ed allora mi inc…. di più. Li tracciano quando glieli diamo ma quando li fanno sparire non li tracciano più?????

Posso usare internet, penso quasi rinfrancato per la scoperta. Ma senza carta di credito, il pin, la security, il genius, e quant’altro non si può. E quindi…………? Quindi resti legato alla banca/posta con un cordone ombelicale invertito. Cioè non come nelle mamme in cui essa attraverso il cordone nutrono le loro creature ma al contrario, cioè come una mamma che dal cordone si nutre dei suoi piccoli. Paragone infelice ma vero.

Molto tempo fa un giudice di Messina sentenziò che il lavoratore ha diritto ad essere pagato in denaro contante dal suo datore di lavoro poiché questi sono i termini dello scambio: Lavoro contro denaro. Denaro e non altra carta. È condannò il datore di lavoro. Penso che giudici di tanto coraggio appartengano alla fantastoria.

Intanto però i soldini restano nelle disponibilità delle banche/poste. Montagne di soldi che tramite le finanziarie collegate entrano nel mercato dei consumi. Ce li offrono in tutte le salse e ce li impongono pure. I prezzi di moltissimi articoli, ma la tendenza è la totalità, sono offerti comprensivi di finanziamento a tasso ZERO che essendo zero non ha influenza sul prezzo del prodotto acquistato, sembra voglia dire, mentre invece è notorio che i prezzi sono gonfiati del costo del finanziamento più le spese di istruzione pratica. E di quanto è il costo del finanziamento, ci si chiede. In percentuali che variano dal 13 al 19 e forse anche 20%. Quelli che non vogliono accedere al finanziamento preferendo ricorrere ai loro stessi risparmi, pagheranno al commerciante/venditore il prezzo segnato, in cui c’è dentro la quota prevista per le finanziarie (acronimo di banche) che alla fine incasserà senza colpo ferire. 

Ultimamente non ho assistito a nessuna manifestazione da parte dei commercianti contro la crisi. Ci sarà qualche spiegazione a questa cosa?
Quante sono quotidianamente queste operazioni sul territorio nazionale in tutti i settori commerciali? Che numeri pensiamo escano fuori. Astronomici, intermegagalattici, dico io.  Ed ecco inventato il moltiplicatore esponenziale.

Ed infine: Banche e politici? Quale é la linea di separazione?"
                                                                                G.C.

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