martedì 22 marzo 2011

Caterina ha due azioni: quale vende? Psicologia dell'investitore

Caterina fa operazioni in borsa.

I nomi delle azioni sono puramente casuali. L'importante è l'aspetto psicologico della faccenda.

Caterina ha deciso di acquistare Enel; ma non ha soldi liquidi e quindi deve vendere qualche altra azione del del suo affezionato portafoglio. Ora deve decidere se vendere Eni o Fiat. Negli ultimi mesi Eni ha guadagnato il 20%, mentre Fiat ha perso il 20%. Quale azione vende? Caterina dovrebbe basarsi esclusivamente sulla valutazione della performance attesa per il futuro.

Caterina venderà Eni, anche se le sarebbe convenuto vendere Fiat, dal punto di vista fiscale, perchè su questo non si paga il 12,5% di tasse.



Dal punto di vista psicologico, gli investitori vendono troppo presto i titoli che avrebbero dovuto tenere e tengono troppo a lungo i titoli che avrebbero dovuto vendere.
Gli investitori confrontano generalmente il prezzo di un titolo in portafoglio con il prezzo di acquisto. Il prezzo di acquisto diventa il punto di riferimento rispetto al quale calcolare vincite e perdite.
Se il prezzo del titolo è superiore a quello di acquisto, l'investitore lo codifica come una "vincita sicura". E, come nell'esempio, di Caterina di fronte a una vincita l'investitore tende a evitare il rischio: è pertanto spinta a vendere il titolo per realizzare il guadagno. Ecco che Caterina vende troppo presto.
Se invece il valore del titolo è sceso rispetto al prezzo d'acquisto, Caterina si trova di fronte a una perdita. E nell'ambito delle perdite, l'attitudine degli investitori nei confronti del rischio muta: Caterina venderà il titolo in perdita troppo tardi.
Un'altra ragione per la quale Caterina maniene troppo a  lungo la posizione in perdita è che tenta di minimizzare il rimpianto. Finché Caterina non ha incassato la sconfitta Ctaerina pensa di non aver ancora perso! "Il prezzo è caduto così tanto che non può non risalire"; " Chissà che il il titolo non possa recuperare"; "Il prezzo è sceso al punto che non può scendere ancora"; "Se solo il titolo tornasse vicino al prezzo al quale l'ho pagato lo venderei subito", etc.
Quindi, Caterina vende Eni e tiene Fiat e continua a farsi dal male.

Per scrivere questo post ho preso spunto dal libro Economia Emotiva.

P.S. Sono aperte le iscrizioni per il corso collettivo (online, che puoi seguire da casa tua) con cui potrai produrre la TUA analisi, ed imparare a GESTIRE IL TUO DANARO.

P.P.S. Ti consiglio la lettura del post, da me scritto, Patrimonio o capitale netto: se non lo calcoli non farai mai i soldi

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Fantastico post!!!

Anonimo ha detto...

Cosa vuol dire che fiscalmente Caterina avrebbe guadagnato vendendo in perdita?
Ottaviano

Loris ha detto...

Ottimo post, che spiega il reale approccio psicologico degli investitori, forse però riduttivo se l'analisi vien fatta esclusivamente in base al momento contingente senza tener conto delle previsioni sul mercato per il futuro.
Caterina potrebbe aver convenienza a vendere entrambi i titoli, se ci si aspetta un ribasso, così come bisogna valutare se il rendimento atteso per i nuovi titoli sia superiore a quello previsto per i titoli in portafoglio, in quel caso conviene vendere per riacquistare anche se ci si aspetta una performance positiva da parte del titolo venduto.
Ad ogni modo post illuminante!

Anonimo ha detto...

Per Ottaviano: Calì fa riferimento alle minusvalenze. Se Lei vende un titolo in perdita ottiene delle minusvalenze da sottrarre alle tasse sul capital gain che deve pagare quando vende un titolo in attivo.

In questo caso, visto che il guadagno su un titolo era uguale alla perdita sull'altro (pongo che siano stati investiti gli stessi capitali su entrambi), ottenendo la minusvalenza e lasciando correre il guadagno il bilancio provvisorio sarebbe stato favorevole all'investitore, che invece così si trova a pagare una tassa subito e ad avere un "credito" che al momento non monetizza.

Spero di essere stato abbastanza chiaro.
-Enrico Pasi-

Anonimo ha detto...

Grazie Enrico, dell'ottima spiegazione.
Ottaviano