lunedì 14 marzo 2011

Fideuram: i clienti le fanno fare un utile netto di 211.600.000 euro



Utile netto di Fideuram, relativi al 2010, pari a 211.600.000 di euro.

Non male in periodo di crisi!
Addirittura l'utile è aumentato del 18,6% rispetto all'anno precedente.

Qualora non ti fosse chiaro, ti ricordo che questo utile lo fanno fare i clienti, eh. Questo utile non arriva mica dal cielo.
Si tratta di 409.714.732.000 di vecchie lire. Ripeto: Fideuram ha registrato un utile netto, per l'anno 2010, di oltre QUATTROCENTONOVE MILIARDI DI LIRE.
 In un anno!

Questa è la realtà.
Da parte mia ribadisco il concetto che le banche dovrebbero avere una funzione sociale.

In questo caso i 211.600.000 di euro mancano dalle tasche dei clienti. Se questi soldi rimanessero in tasca alle persone verrebbero a loro volta redistribuiti sull'economia attraverso nuovi acquisti di beni mercelologici. In questa maniera si creerebbe un circolo sano dell'economia. Ma non intendo fare la battaglia contro i mulini a vento, eh.
Date retta ai vostri politici che vi illustrano bene come funziona l'economia.

P.S. Sono aperte le iscrizioni per il corso collettivo (online, che puoi seguire da casa tua) per imparare a gestire il tuo danaro.

4 commenti:

fede ha detto...

e... cosa facciamo ? Quello che sta succendendo nelle banche, ormai succede in tutti i settori e in tutte le aziende. Dove ai vertici delle aziende si guadagnano montagne di soldi e man mano che ci si avvicina alla base si guadagna sempre meno e si lavora di più, ben tornati al Medioevo dove esistono i Vassalli, Valvassori, Valvassini e Servi della Gleba. Comunque io penso che presto o tardi i nodi verranno al pettine. Complimenti per il blog

Anonimo ha detto...

Hai ragione Marco. Ma qui il GREGGE di dx e sx è imbambolato.

Alessandro

Loris ha detto...

Purtroppo siamo in Italia, abitata dagli italiani, qualsiasi soluzione ad un problema si tramuterebbe immediatamente in problema di altra natura.
Nazionalizziamo le banche? Diventerebbero immediatamente, come un tempo furono le banche nazionali, serbatoi di voti e di consensi, aumentando immediatamente i costi per la collettività e senza creare nessun beneficio nel servizio.
Privatizziamo?
L'azianda diventa immediatamente una preda da spolpare e dividere con gli amici, dispensado prebende e stock option, per poi abbandonarla (vedi telecom) quando diventa cadavere.
L'unica soluzione credo sia quella di unirsi ai furbi e cercar di prender parte alla spartizione, acquistando azioni della società e incassare dividendi e (possibilmente) plusvalenze, sperando sempre che gli utili vengano realmente distribuiti, piuttosto che occultati in qualche controllata off-shore...

reception ha detto...

Complimenti, un ragionamento semplice ed efficace che ci riporta sui piedi per terra anche per chi ha studiato economia... Questo è l'esempio del turbo-capitalismo che prende forma con un impoverimento generalizzato della collettività, infatti vediamo ultimamente manifesti di pubblicità del credito al consumo che ci invitano ad inbebitarci... La vera capacità di spesa deve essere decretata dal risparmio...
T. Jefferson disse:"Un penny salvato è un penny guadagnato"...

Grazie, distinti saluti
Maurizio Settembre